Il nostro progetto di libertà

"Crede che la morte e le tasse siano le nostre uniche certezze, signor Rearden? Non posso far niente per combattere la morte, ma se riesco a sollevare il peso delle tasse, gli uomini possono imparare a vedere il legame che esiste fra le due cose e a capire quale vita più lunga e più felice sono in grado di crearsi" Ayn Rand, La Rivolta di Atlante, L'uomo Che Apperteneva Alla Terra

Il Tea Party è un movimento di donne e uomini di tutte le età che condividono l’obiettivo di uno stato più leggero, meno invasivo che sia strumento utile e non ostacolo per il raggiungimento dei fini individuali. E’ un movimento politico che non aspira a diventare partito, quanto piuttosto ad imporre dei punti chiave nell’agenda della vita politica italiana, in una direzione liberale e di buon senso.

Chiedere l'abbassamento della pressione fiscale, chiedere meno burocrazia e chiedere un taglio della spesa altro non significa che favorire la crescita della responsabilità individuale del cittadino: non vogliamo che sia lo Stato a dirci cosa sia bene e cosa sia male per noi, ma vogliamo deciderlo con le nostre forze e le nostre capacità.

Il Tea Party non rinuncia al dialogo politico e considera necessaria l’interlocuzione con i partiti e con le amministrazioni di ogni livello, al fine di stimolare un'azione concreta riguardo alle istanze che il Tea Party intende portare avanti.

Lottare contro un livello di tassazione immorale e oppressivo.

Il livello della pressione fiscale italiana è eccessivo e sproporzionato, se consideriamo la bassa qualità dei servizi offerti in cambio: uno Stato che esige la metà o più del frutto del lavoro delle persone è uno Stato che si allontana drammaticamente dal ruolo di servitore dei cittadini per diventarne il padre-padrone. Il livello della pressione fiscale italiana produce forte inefficienza e inibisce gravemente la crescita della produttività. Inoltre, dal punto di vista normativo, l'intero sistema tributario si presenta in maniera artificiosa, disorganica e quindi incomprensibile per la gran parte della gente comune. Il Tea Party si fa promotore di una riduzione delle tasse che sia generalizzata nei confronti di ogni categoria produttiva e ritiene doveroso che i primi beneficiari di questa riduzione siano i lavoratori autonomi e dipendenti, le piccole e medie imprese. Circa l'iter del prelievo fiscale, e specialmente per quanto riguarda le imposte dirette, riteniamo sia necessario un ripensamento ed una semplificazione degli istituti relativi alle fasi di auto-dichiarazione, accertamento e riscossione. Facciamo riferimento ad esempio agli studi di settore e alla figura del sostituto d'imposta. L'obiettivo finale della battaglia fiscale è l'ottenimento della Flat Tax, la “tassa piatta” che garantisce la stessa aliquota per tutti, necessariamente più bassa della minore aliquota attuale.

Curare un paese drogato di spesa pubblica e liberalizzare i servizi

La spesa pubblica italiana è giunta a dei livelli insostenibili ed è il primo motivo che impedisce il taglio delle tasse. Tea Party Italia ritiene ingannevole il luogo comune per cui “se tutti pagassero le tasse, tutti pagheremmo di meno”, non perché questo sia falso in senso assoluto ma perché storicamente, nel nostro paese, è sempre mancata la volontà politica di affiancare alla lotta all'evasione fiscale una giusta e naturale riduzione della spesa pubblica o quanto meno del suo indice di crescita: ad ogni aumento del gettito si è sempre tradotto in un aumento della spesa pubblica stessa. Ecco perché oggi tagliare la spesa è un punto prioritario, molto più della lotta all'evasione, al fine di tentare di proporre una diminuzione della pressione fiscale ed una conseguente inversione di tendenza nella gestione del terzo debito pubblico del mondo. Tagliare la spesa significa: liberalizzare quei servizi che possono essere meglio offerti dal libero mercato (ad esempio pensioni, università, RAI, aziende municipalizzate e partecipate), cancellare enti inutili e giungere ad una efficiente gestione dei servizi erogati, alienare parti di patrimonio pubblico inutilizzate. Il gettito derivante da tali dismissioni va necessariamente usato per ridurre la pressione fiscale e il debito pubblico, innescando un circolo virtuoso che va nella direzione opposta a quella tenuta negli ultimi 80 anni.

Flessibilità per le imprese, libertà contrattuale e abbattimento dei privilegi dei sindacati

La flessibilità è un punto di partenza irrinunciabile per permettere la naturale predisposizione dell’individuo a rinnovarsi, a mettersi in gioco affinando le proprie capacità e competenze nella direzione di un rinnovamento del mercato del lavoro e dell’impresa. Partendo da questo punto di vista è necessario ridefinire i rapporti tra lavoratore ed impresa, rapporti che non devono essere conflittuali ma devono invece mirare ad una comunione d’intenti, in special modo nel momento della contrattazione, al fine di facilitare ai giovani l'ingresso nel mercato. Questo dialogo è stato reso del tutto impossibile dalla degenerazione che in Italia ha assunto il mondo sindacale che troppe volte, nell’ambito delle relazioni industriali, ha fatto ostruzionismo non per tutelare i lavoratori ma per farne strumento di lotta politica e per garantirsi così uno spazio di privilegio e di rendita. Ecco perché riteniamo necessario garantire una maggiore flessibilità del mondo del lavoro non solo dal lato del lavoratore ma anche dal lato dell’impresa, consentendo cioè a quest’ultima di farsi a sua volta flessibile in ordine alla produzione e di recepire così quella richiesta di cambiamento e velocità che le proviene dal mercato.

Uno dei cancri del nostro paese che ostacola la nostra vita quotidiana

L’Italia è un paese afflitto dalla burocrazia. Le conseguenze di una burocrazia inefficiente investono tutti i cittadini. La pubblica amministrazione italiana non è solo caratterizzata da adempimenti inutili che rappresentano costi enormi, quanto piuttosto da un incentivo all’inazione con tutte le ovvie ricadute su produttività ed efficienza. Ancora una volta la burocrazia si pone come ostacolo non solo per le imprese ma anche per la vita comune di ogni cittadino: basti pensare all'enormità delle pratiche richieste per costruire o ristrutturare una abitazione, per non parlare di quelle necessarie ad aprire una ditta o un negozio. Sicuramente è necessario ridurre tutte queste trafile burocratiche che ciascuno di noi è costretto a subire, con il loro corollario infinito di bolli e tasse. Per farlo si deve intervenire rivedendo la nostra pubblica amministrazione dal punto di vista della sua organizzazione, anche in relazione all'evidente e inaccettabile sovrapposizione delle competenze fra i vari livelli di governo del territorio.

Ci hanno ripetuto che gli ordini sono una garanzia per tutti, quando invece sono solo un ostacolo al libero mercato e ai giovani

Gli ordini professionali servono e sono serviti negli anni soltanto ad incentivare la formazione di cartelli che hanno impedito il realizzarsi di una reale concorrenza sul prezzo, con la conseguenza che i consumatori sono stati penalizzati e chi si voleva affacciare nel mondo del lavoro si è visto ostacolato e disincentivato. Gli ordini sono dunque un impedimento enorme per il libero mercato e per un libero processo di concorrenza e continuano a perpetuare danni ai cittadini e ai giovani. La soluzione, dunque, non può che essere una de-istituzionalizzazione radicale degli ordini professionali, in modo tale che essi non rappresentino più un costo per i cittadini. Bisogna altresì incentivare l'associazionismo privato - innescando un meccanismo virtuoso di concorrenza tra gli agenti - e combattere la formazione di cartelli che tendono ad escludere i soggetti giovani ed efficienti dal mercato.

Deve essere prioritaria l'abolizione del canone e la vendita delle reti a soggetti privati

La RAI non concorre veramente con le TV commerciali, ma opera secondo criteri politici e non economici. Una situazione che non è più sostenibile. La privatizzazione della TV pubblica è necessaria, specialmente in un momento storico come questo dove è essenziale tagliare i costi della spesa pubblica. L’obiettivo è l’azzeramento del corpo dirigente RAI e la vendita delle tre reti a soggetti privati. Privatizzare la Rai significa abolire una tassa odiosa e retrograda come il canone.

Responsabilità individuale e autonomia personale a partire dai contributi INPS. Che devono restare nelle nostre tasche

L’INPS è stato per decenni il cardine dell’espansione dello Stato nella società, con conseguenze disastrose per la spesa pubblica e per la nostra libertà. Analizzando l’allegato statistico al rendiconto 2008 dell’INPS, si può vedere chiaramente che l’ente ha registrato solo nella sua attività pensionistica negli anni 1990 – 2008 un deficit medio tra entrate e uscite di 26 miliardi di euro all’anno, per un aggravio cumulato sui conti pubblici italiani di circa 494 miliardi di euro. La cifra non dovrebbe sorprendere: ogni volta che lo Stato si mette a gestire le nostre risorse, le probabilità che queste vengano mal gestite o sprecate è elevatissima. Il problema non riguarda dunque l’INPS di per sé ma il modello di previdenza sociale che è stato imposto agli italiani negli ultimi cinquant’anni: un modello incentrato sull’intermediazione pubblica, sull’obbligatorietà della prestazione e sul monopolio. Se si vuole evitare il default dell’ente di previdenza nazionale e se vogliamo veramente aspettare con serenità la nostra vecchiaia, non ci resta che rivoluzionare radicalmente dalla base le logiche previdenziali in Italia, passando da un sistema pubblico ad uno privato in cui vigano non già i principi dell’obbligo e della coercizione ma quelli della libertà e della responsabilità individuale. Un sistema a capitalizzazione privato offerto da fondi pensione, assicurazioni, banche, etc. che competano tra loro per ottenere i nostri contributi, è l’unico modo per garantire una gestione efficiente delle nostre risorse nel lungo periodo e per assicurare a noi stessi e alle nuove generazioni un futuro più roseo.

Abolizione del valore legale del titolo di studio, atenei in concorrenza tra loro e libero mercato dei professori e ricercatori

L’università italiana è priva di competitività e concorrenza ed è ingessata in sistemi politici che la rendono poco più di un “titolificio”. La sua totale mancanza di competitività è dovuta all'impossibilità di strutturarsi in base alla domanda dei consumatori, le cui scelte – ad oggi – non possono né determinare i prezzi né premiare gli atenei e i docenti migliori. In un sistema di reale concorrenza tra università sarebbero penalizzate le strutture e i professori che non producono e che non sono efficienti e vicini allo studente. Secondo il Tea Party è necessario abolire il valore legale del titolo di studio e privatizzare gli atenei ponendoli così in concorrenza tra loro. Essenziale è anche la libertà delle assunzioni, un libero mercato di professori e ricercatori e la diversificazione dell’offerta dei programmi proposti agli studenti.

Una sanità più efficiente per tutti e libera dalla burocrazia statale

La necessità di un contenimento della spesa del Sistema Sanitario Nazionale è secondaria rispetto ad altre voci di spesa in relazione al beneficio che offre, ma non può essere trascurata anche in relazione alle evoluzioni degli ultimi 10 anni che offrono ai nostri occhi un trend disarmante nella crescita della spesa. Ci sono regioni più e meno virtuose nell’assestamento dei volumi di spesa ma il dato generale è un aumento consolidato annuo del 10%. A questo si aggiunga il giro di malaffare legato all’assegnazione delle convenzioni per istituzioni sanitarie non pubbliche, il cui operato è difficile da controllare sia in termini di quantità che di qualità. Una proposta del Tea Party non può che consistere nella liberalizzazione del mercato. Possiamo anche tentare di approssimarci ad un sistema più efficiente che garantisca una riduzione sensibile dei costi ed un aumento della concorrenza tramite una privatizzazione delle strutture ospedaliere, con l'imposizione ad ogni individuo di una assicurazione minima, e l'integrazione statale per i meno abbienti.

Alcuni aderenti ai Tea Party:chiudi

The Lo Re Report Fondazione Vincenzo Scoppa Storia Libera Liberal Cafè Percorsi in Libertà TEA Party Olanda Centro di Gravità Generazione Protagonista JEFFERSON UltimaThule


Vedi la lista Completa

Partners