La Tobin Tax fu ideata dall’omonimo economista James Tobin negli anni 70; la proposta era quella di tassare dello 0.1% tutte le transazioni finanziarie e destinare i proventi della tassa a piani di sviluppo economico-sociale per paesi che si trovavano in situazioni di povertà estrema. Per tutti questi anni la proposta di Tobin è rimasta inascoltata e, a dire il vero, anche poco pubblicizzata, fino a che non è arrivata ai tavoli di discussione degli Euro-Boss.
Sembra infatti che la recente rottura tra il Regno Unito di Cameron e l’Europa degli ormai soliti noti Merkel e Sarkozy sia fortemente motivata dalla paventata possibilità di inserire questa tassa per tutte le transizioni finanziarie che si svolgono all’interno dell’UE (Regno Unito compreso). Va precisato, che ai buoni propositi sociali di Tobin, si siano sostituiti quelli degli esattori dell’Unione Europea, tutt’altro convinti di destinare i proventi della tassa a paesi bisognosi, quanto dell’idea di mantenere liquidità per l’enorme macchina burocratica europea.
Sui media locali, Cameron fa la figura del guastafeste anti-Europa, ma le ragioni della sua scelta hanno in realtà origini razionali e tutt’altro contrarie alla crescita, regioni che si allineano perfettamente a quelle del Tea Party Italia.Nel 1984 infatti, quel paese pseudo-socialista-perfetto chiamato Svezia, aveva introdotto tasse che passavano dall’1 al 3% su tutte le transazioni finanziarie (comprare e venedere azioni, bond, prodotti finanziari, assicurativi ecc..).
Il risultato non si fece attendere: oltre il 60% dell’intero volume di scambio si trasferì off-shore, circa il 50% a Londra. L’utilizzo di alcuni strumenti finanziari di “sicurezza” che permettono alle aziende di assicurarsi su eventuali spostamenti del tasso di cambio, come futures, scese del 98%.Il problema, inoltre, è che non erano solo le banche a investire in Borsa, ma erano sopratutto le aziende gli attori piú incentivati a utilizzare prodotti finanziari per difendere, mantenere e aumentare il capitale: aziende che portavano entrate allo Stato Svedese grazie agli utili, aziende che davano da lavorare a migliaia di persone (pensiamo a Volvo), aziende, che, grazie alle “mini” tasse, si trasferirono all’istante in altri paesi, comportando per lo Stato Svedese, ancora meno entrate di quando le famose “mini” tasse, non c’erano proprio.
Una Tobin Tax, quindi potrebbe funzionare solo e soltanto se tutte le piazze finanziarie del mondo, si mettessero d’accordo per applicarla. Soluzione impossibile e ugualmente non auspicabile: in questo contesto globalizzato, non sono infatti più solo le aziende a competere, ma anche gli Stati nazionali, e tra questi, c’è per fortuna ancora qualcuno che non vuole uccidere definitivamente il mercato.
Elisa Serafini
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Articolo postato il 12/12/2011 - Aggiungi il
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