Sabato 26 novembre 300 ragazzi e ragazze dei Tea Party italiani si sono riuniti per la prima volta “in piazza” a Milano, con tanto di microfono, sgabello e banchetto con distintivi, magliette, libri e bandiere.
Bravi oratori e tecnicamente preparati su una materia non facile quale la pressione fiscale. Meritavano una migliore attenzione da parte del “partito” dei tartassati fiscalmente e dei media. Ma, sono certo, cresceranno e ce li ritroveremo in Parlamento e al Governo.
Sono bravi, per bene e trattano il tema essenziale fra Stato e Cittadini.
In piazza San Babila, con Enrico Montesano - che ci ha messo la sua simpatia romanesca e l’ironia dell’attore - hanno voluto ricordare, al Governo e al Parlamento, che chi paga le tasse ne paga già troppe. E’ noto che una decisione di aumentarle provocherebbe un aumento della disoccupazione ed una spirale senza fine con un ulteriore abbassamento del tenore di vita degli italiani.
La via maestra è solo il taglio deciso della spesa pubblica, il taglio degli sprechi, delle ruberie e dei privilegi dello stato.
Per la spesa ci sono soldi che vanno a finanziare attività che distorcono la concorrenza e penalizzano le imprese sane. E ci sono centinaia di migliaia di posti di lavoro falsi, dove c’è gente prende uno stipendio e non produce un bene o un servizio utile. Paradossalmente si rispamierebbero miliardi di euro anche solamente dando loro un reddito sociale, e evitando così di pagare uffici, computer, telefoni e intralci a chi lavora seriamente. Non si può lavorare 30 ore alla settimana, quando in Europa si superano le 40 e nel resto del mondo si va ben oltre. Si devono poter licenziare i lazzaroni e i profittatori.
Per gli sprechi e le ruberie basta guardarsi intorno e leggere i giornali ogni giorno; ne trovate a migliaia nei siti collegati a quello del Tea Party, che di esempi ne porta a bizzeffe.
E poi ci sono gli evasori. Intollerabili. Ma non si può pretendere che un piccolo imprenditore o commerciante abbia una pressione fiscale dell’80%. Occorre abbassare le tasse. Solo abbassandole si possono rendere i nostri prodotti più a buon mercato, migliorando il tenore di vita e coprendo il buco annuale di quasi 100 MD di euro che l’Italia ha con l’estero.
80% per un piccolo imprenditore, troppo? Facciamo due calcoli: 60% fra Ires e Irap +20% sul dividendo +21% di iva quando li spende + oltre 100 tasse varie, dalle accise sulla benzina alle assicurazioni.
L’economia non è una cosa complicata. Basta lavorare bene e non spendere di più di quanto si produce. E l’Italia che lavora bene e che produce c’è. Ma non può, ed è anche stufa, di mantenere l’Italia profittatrice e corrotta.
E' ben noto che ognuno di noi spende meglio i propri soldi se evita di darli allo Stato, che, nel migliore dei casi, ha degli alti costi di gestione e ridistribuzione. Vadano allo stato solo i soldi utili alle attività tipiche dello stato e non in nostri soldi per pagare i privilegi degli altri o per permettere ruberie.
Potremmo tranquillamente pagare la metà, pur avendo una sanità ed una scuola di qualità garantita per tutti. Ed essere solidali dando un reddito minimo a chi non lo ha.
Ma non devono esserci privilegi e sprechi. Non possono esserci lazzaroni o lussi pagati con i nostri soldi.
Non voglio annoiarvi con le tecnicalità di come se ne viene fuori, ma sono semplici e note. Gente come Antonio Martino o Giancarlo Pagliarini o parecchi di noi che sono stati in Parlamento o al Governo le ripetono da 17 anni. Le leggi sono già pronte e quantificate. E il nuovo Governo le conosce bene. Io stesso le ho ricordate a Corrado Passera poco tempo fa e mi era sembrato d’accordo.
Ma c’è un parlamento a dir poco variegato, con lobbies e clientele che bloccano qualsiasi decisione che vada nella giusta direzione. O questo governo ha il coraggio di portare in parlamento quanto deve essere fatto e sbugiardare così chi è che fa fallire l’Italia ed i tanti italiani che lavorano e le tasse le pagano o ritorniamo a votare.
Non si può non mettere mano alle infrastrutture ed alle concessioni, dove costa quasi meno mandare un container a Hong Kong via Amburgo che in Sicilia via Genova. Non è possibile avere il doppio dei parlamentari degli Stati uniti o il triplo dei consiglieri comunali di Los Angeles. Per non parlare dei politici nelle inutili amministrazioni provinciali o la Presidenza della Repubblica con più personale di quanto ne ha Obama. Fino all'improduttiva burocrazia e rappresentanza politica europea.
Altrimenti andiamo a votare, con la possibilità di scegliere i nostri candidati e lasciare a casa quanti sono stati solo capaci di dire che il problema era Berlusconi.
Lo abbiamo visto. Le borse sono ulteriormente calate, hanno bruciato i nostri risparmi e i tassi di interesse sono arrivati a record incredibili.
E l’Europa non va meglio. Signor Sarkozy, li conosce i deficit peggiori dei nostri del suo bilancio e quanto ci costa l’agricoltura francese?
Sig.ra Merkel, ma dove crede di andare con una Germania da sola col suo DM, senza esportare in Italia, suo secondo cliente mondiale.
Se gli Stati Uniti continuano a stampare dollari, l’Europa non può permettersi di non stampare euro, facendo mancare liquidità e tenendo un valore alto e artificiale alla sua valuta.
Aiutiamo questi giovani del Tea Party ad entrare in parlamento e certamente l’Italia andrà meglio.
Adriano Teso
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Articolo postato il 28/11/2011 - Aggiungi il
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Questo articolo ha avuto 1 commenti
Mario Rampichini
Postato il 2011-11-29 09:29:46
Ottimo il commento di Adriano Teso, che sottoscrivo senza riserve. Attenzione però a dire "Aiutiamo questi giovani del Tea Party ad entrare in parlamento": bisogna vedere come e con chi. Se entrano intruppati nel Pdl o nel Pd li perdiamo: saranno rapidamente messi in angolo e neutralizzati come è successo ai liberali o sedicenti tali che si sono lasciati sedurre da Berlusconi o da Fini o dagli ex (ex?) comunisti e democristiani. Mi permetto di suggerire il PLI, unico partito veramente liberale, anche se al momento poco visibile e claudicante.