L’Italia è un paese che si fonda sui privilegi. I privilegi di cui godono davvero in molti. Si inizia dai politici per scendere a pioggia a tutte le associazioni quali le varie conf-qualunque-cosa. Confartigianato, Confocommercio, Confindutria. Sindacati e anche singoli cittadini, professionisti e commercianti, ai quali spesso poco importa della crescita, a patto di non doversi confrontare con un po’ di sana concorrenza. La verità è che il mercato, in Italia, non detta legge nemmeno nel commercio. A farlo ci deve pensare l’antitrust, organo che ha il preciso compito di tenere sotto controllo la concorrenza. Va detto, per dovere di cronaca, che proprio in questi giorni l’antitrust ha inviato un pacchetto di suggerimenti al governo dove si chiede proprio di liberalizzare. E se lo dicono loro, forse siamo arrivati al paradosso. Gli esercizi commerciali allo stato attuale non possono tenere aperto più di 13 ore al giorno. Alcune categorie godono anche di privilegi speciali in merito di concorrenza. Farmacie ed edicole per esempio. Se io domani volessi aprire un’edicola devo controllare bene a che distanza è quella del vicino dato che non posso metter su la mia attività nei pressi della sua. Se io domani volessi metter su un laboratorio artigiano dovrei rispettare tutta una serie di requisiti che mi creerebbero non pochi problemi ad individuare la location giusta.
Spostandoci dalla parte del consumatore le cose forse sono anche peggiori. Chi non vive in città, almeno di media grandezza, è costretto sostanzialmente a fare benzina ai distributori legati alle compagnie petrolifere. E’ quasi impossibile trovare una pompa bianca, che prende il carburante dal migliore offerente e lo rivende all’automobilista con un prezzo inferiore ai vari Shell, IP etc. Oltrettutto, come svela proprio l’antitrust nel suo pacchetto di suggerimenti, anche qualora qualche ben intenzionato volesse metter su una pompa bianca deve sottostare a delle leggi regionali che tutelano gli altri distributori. Cioè che limitano la concorrenza. E il cittadino chi lo tutela? Non importa. Chi non ha un’area di servizio no logo nei pressi di casa deve, giocoforza, rifornirsi dai soliti noti.
La deregulation, che secondo molti scaturirebbe in modo devastante dalle liberalizzazioni, porterebbe anche la completa libertà negli orari di apertura degli esercizi. Se io commerciante che vendo balocchi voglio aprire ad orario continuato sarei libero di farlo. Oppure potrei aprire la domenica, o anche tenere chiuso nei giorni di festa, per motivi del tutto personali e non decisi da altri. Tutto questo però farebbe infuriare il mio vicino di bottega, che non ha voglia di aprire ad orario continuato, ma dal’altro canto non vuole perdere le vendite per colpa della mia concorrenza. Allora cosa pensa bene di fare, supportato da tutte le categorie succitate? Costringere anche me a chiudere.
Dal lato del consumatore il vantaggio sarebbe immediato e limpido. Anzitutto sarebbe concessa la possibilità a tutti noi di poter comprare quel che vogliamo quando vogliamo. Poi il guadagno si vedrebbe nei prezzi dato che la maggiore concorrenza porterebbe i negozianti a vendere a cifre più appetitose e meno care. Questo, ovviamente, consegnerebbe nelle nostre mani un potere d’acquisto leggermente maggiore di quello di oggi e forse il destino dell’Italia non sarebbe la recessione e i sacrifici, nudi e crudi. Torno a dire che tutto questo equivale a bestemmiare in un luogo di culto. Chi si schiera contro le liberalizzazioni si fa forza sui diritti prendendo ad esempio, fondamentalmente, due categorie di persone. Il lavoratore della grande distribuzione e il proprietario di un negozio a gestione familiare/individuale. La grande distribuzione incarna il male assolutO: dipendenti costretti a lavorare per l’8 dicembre, per il 2 giugno e in tutti i giorni di festa. Pochi dicono però, che il dipendente del supermercato se lavora di domenica ha un giorno libero, se non due, durante la settimana e, lavorando in un giorno segnato di rosso sul calendario, guadagna di più. Già, e questo nessuno lo dice, il giorno festivo lavorato lo si vede e si sente in busta paga. Ma il vero cavallo di battaglia dei “no deregulation” sono le attività a gestione familiare.
Come può, si chiedono, il bottegaio tenere aperto ad orario continuato essendo solo? Dove finisce il diritto ad una vita fuori dal lavoro, al riposo domenicale dettato dalla cultura religiosa, al tempo per la famiglia? Tutte argomentazioni valide. Tuttavia due sono i punti che sfuggono a chi porta avanti questa battaglia. Prima di tutto che la situazione economica attuale impone al governo di essere meno assistenzialista. Del resto un modo per non finire in default va trovato e forse le liberalizzazioni non sono la panacea di tutti i mali, ma potrebbero essere un buon inizio. E poi gli enti di governo hanno sempre meno soldi e questo pone dei grossi limiti alla capacità dei moderni regnanti di prendersi cura di ognuno di noi come brave mamme, anche quando siamo già grandi e vaccinati. La seconda è che a fronte del diritto di riposarsi di domenica, e a fronte del tempo libero che il bottegaio guadagna, la popolazione, l’intera popolazione italiana, perde un altro diritto, fondamentale e protetto, almeno sulla carta, dalla costituzione: la libertà. Certo non avere la protezione delle associazioni di categoria sarebbe, per i commercianti di oggi, come essere un funambolo senza rete di protezione. Sarebbe essere in balia del mercato e questo, per chi non è abituato alla concorrenza, è un vero spauracchio! Significherebbe però, per tutti, non dover sottostare ai tanti piccoli regnanti che oggi in un modo o in un altro, iper regolarizzano la nostra esistenza. Niente conf-qualunque-cosa. Se tenere aperto o chiuso lo decide il singolo e se comprare o meno in un negozio piuttosto che in un altro lo decide sempre il singolo. Che bella sensazione sarebbe. Del resto il mondo oggi è globalizzato. Si può discutere sui pro e i contro oppure si può prenderne atto e cercare di tenere un po’ il passo.
In molti paesi ci sono supermarket aperti tutto il giorno, 24 ore su 24. Ma non a caso, in questo articolo ho sempre usato il termine “bottega”. Perché niente rispecchia meglio la realtà dei fatti. Gli italiani si stupiscono dal loro osservatorio da bottegai che qualcuno venga a parlare di liberalizzazioni. Ciò ha dell’assurdo nella mente di molti poiché siamo abituati ad essere ipertutelati. Se una mamma cresce suo figlio impedendogli di uscire con gli amici perché potrebbe essere nocivo, quando cambia rotta e apre la porta di casa, il figlio non uscirà. Anzi. Penserà che la mamma ha perso la testa e sarà impaurito perché quella barriera che lo proteggeva adesso non c’è più e il mondo fuori è cattivo. Così i bottegai italiani temono che svaniscano le regole che limitano la concorrenza, perché questa è nociva e dannosa. La concorrenza invece è sana. Ci spinge a fare meglio e ci rende liberi.
Beatrice Pelini
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Articolo postato il 17/01/2012 - Aggiungi il
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Riccardo
Postato il 2012-01-17 12:31:43
In questo articolo si insiste molto nel criticare l'orario d'apertura dei negozi. Sinceramente a me non mi sembra un grande problema per il semplice fatto che se si ha bisogno o vuole comprare qualsiasi cosa gli orari dei negozi gia abbastanza pratici e non lo impediscono. Nel valutare i pro e i contro non vedo grandi guadagni. Se si vuole proprio parlare di orari, molto piu importanti sono quelli degli uffici pubblici, poste, e in generale uffici aperti al pubblico spesso aperti per pochi giorni, per poche ore mattutine e quasi mai di sabato che costringono chi lavora a dover prendere le ferie anche per sbrigare le pratiche piu banali. Risolvere questo sarebbe si veramente utile alla gente e al paese!!!! Delle liberalizzazioni cio che è veramente importante scardinare i monopoli e oligopoli di aziende, enti e categorie tutte, pubbliche e private per fare in modo che piu soggetti possano offrire piu servizi e magari anche a prezzi migliori. E'assurdo che il PDL, nonostante il nome, non abbia mai privatizzato niente e continua ad opporsi soprattutto alle liberalizzazioni delle categorie, anteponendo al proprio ideale e al bene del paese i privilegi di pochi sostenitori amici.
bingo online
Postato il 2012-01-23 07:09:47
secondo me liberalizzare è giusto, ma allo stesso tempo potrebbe essere anche dannoso...staremo a vedere
Jailen
Postato il 2012-01-23 17:16:18
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