L'arrembaggio del Tea Party: primarie subito  - foto
di David Mazzerelli

Partiamo dai fatti, così non ci sbagliamo. Ribadiamo che A è uguale ad A e poi cominciamo il dibattito. I fatti sono questi: il centrodestra non vince dal 2008, un’era geologica per la politica, in cui – di solito – molto cambia, e molto è cambiato. L’altro fatto è che c’è stata la rivoluzione, ma nel centrosinistra (Leopolde varie, dibattito interno fortissimo, nuove idee e programmi portati da Renzi, 2 primarie con un riscontro mediatico altissimo). Nel centrodestra invece non è accaduto praticamente niente. Un altro fatto dunque: Berlusconi è capo di questa coalizione dal 1994. Un centrodestra con un padre-padrone da 20 anni, che ne condiziona presente e futuro, ormai non è più accettabile.

Proseguiamo con i fatti: dal 1993 ad oggi la spesa pubblica italiana è cresciuta del 53%, record assoluto che fa sembrare risparmiosi e oculati persino i governi della Prima Repubblica. Per metà di questo tempo circa, Silvio Berlusconi è stato presidente del Consiglio, con ampi mandati popolari che gli avrebbero permesso riforme drastiche ed epocali in senso liberale e conservatore. La storia la sappiamo: di liberale è rimasta solo la parola, strattonata da più parti, svuotata del suo significato più nobile. La nostra opera di ricostruzione dovrà essere anche semantica.

Se provate a digitare su Google i nomi di Renzi e Berlusconi, il principale motore di ricerca mondiale vi suggerisce in automatico le parole più associate a quel cognome. Su Renzi abbiamo: “Twitter, 80 Euro, Governo, Pensioni, Sondaggi, Ministri, News, Facebook, Irpef”. Berlusconi invece ha: “news, servizi sociali, Milan, condannato, Renzi, ai servizi sociali, Pascale, domiciliari”. Basterebbe questo per comprendere come nella testa delle persone l’Ex Cav non condiziona più nessuna agenda politica ma soltanto quella del gossip e della cronaca giudiziaria.

Dai tempi di Cavour l’Italia non è mai stato un paese di sinistra. Il 40% del Pd non significa un improvviso cambiamento nel tessuto sociale italiano, ma la prevedibile conseguenza di un vuoto assoluto di alternative a destra e la comparsa di qualcuno di giovane, nuovo e decisionista a sinistra che parla di speranza e di cose da fare. Le parole di Renzi non si combattono con la vecchia nomenclatura polverosa degli Yes Men dell’Ex Cav ma con un ripulisti totale dell’area. Perché se è vero che ci sono praterie nel centrodestra, è vero anche che vanno prima sminate da pletore di vecchie carampane e giovani servi che pregiudicano ogni tentativo di rinnovamento. Adesso però ci sono le macerie. Dalle quali ripartire senza coloro che le hanno causate.
votoPrimo passo da compiere, manco a dirlo, sono le primarie: consultazioni vere, popolari, aperte a tutta l’area che si considera alternativa alla sinistra.

Primarie in cui il Tea Party è pronto a schierare il proprio vascello di pirati contro tutti. Forti delle nostre idee, che dovranno essere l’anima del centrodestra che verrà. Badate bene: questa è una via che non ha alternative. O l’area si riorganizza e riparte dalla propria essenza anti-statalista – liberale e liberista in economia e conservatrice nei valori – o non riparte.

E’ il tempo del coraggio e dei NO, come quelli che la Thatcher pronunciò contro l’Europa. Ce ne aspettiamo molti altri da chi sente ordini da capi che ormai non esistono più. Il Tea Party è in attesa dei vostri NO e della vostra schiena dritta. Questa sarà la prima selezione che ci porterà alle primarie, punto di partenza – e non di arrivo – dei prossimi 20 anni.

Articolo tratto da: L'Intraprendente

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Articolo postato il 10/06/2014 - Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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