Gli italiani sono un popolo libertario? - foto
Di Paul Nizinskyj*

Gli italiani sono un popolo libertario? Questa potrebbe sembrare una domanda strana da fare. L'Italia, dopo tutto, non è certo nota per la sua responsabilità fiscale, per le tasse basse e per la sua trasparenza. È invece assai più nota per la sua corruzione, per l'incompetenza finanziaria, per la sua elevata tassazione, per una paralizzante regolamentazione del mercato del lavoro e per avere un servizio postale così inaffidabile che i venditori eBay non lo usano più per le loro spedizioni. In breve, essa incarna tutti i peggiori aspetti della Gran Bretagna degli anni '70. 

Ma, come noi Conservatori amiamo dire, c'è una notevole differenza tra la Società e lo Stato. E come i libertari amano dire, c'è una notevole differenza tra la Società e gli individui. Questa constatazione veritiera mi ha colpito di recente durante la lettura del libro "The Europeans" di Luigi Barzini. Il libro, pubblicato nel 1983 (uscito postumo in Italia col titolo "Gli Europei", nel 1985 n.d.t.), è stato l'ultimo grande lavoro di questo leggendario giornalista scrittore e politico liberale italiano, che morì l'anno seguente.

Nel suo capitolo intitolato "Gli italiani flessibili", dipinge un ritratto di un popolo ferocemente difensore della sua libertà e del proprio individualismo, che si fa strada nel mondo attraverso una rete di strette ma estese famiglie, amicizie ed alleanze ignorando in gran parte le prepotenti tasse, le leggi e i regolamenti imposti dallo Stato; credendo in “verità private e menzogne pubbliche”. 
Barzini fornisce un esempio divertente di questo proto-libertarismo italiano e della determinazione a prendere le proprie decisioni anziché seguire ciecamente le regole. Sui finestrini dei treni italiani, laddove si può leggere in francese e tedesco gli avvisi 'Il est défendu de se pencher en dehors' ('È vietato sporgersi') e 'Nicht hinauslehnen' ('Non sporgersi'). L'avvertimento italiano, è un mero cortese suggerimento 'È pericoloso sporgersi'.

I governi italiani perennemente caotici e deboli ne sono un altro sintomo, Barzini spiega che «la loro impotenza conserva ciò che la maggioranza degli italiani concepisce come libertà, la libertà dalle leggi eccessivamente ambiziose e dalle tasse eccessive che, se applicate, bloccherebbero tutte le attività». Questo atteggiamento è stato paragonato da un osservatore, come «la vivacità dei vermi su un corpo morto».
Rispetto a questo, vi è qualche problema per i libertari. Ecco un popolo che ignora felicemente lo Stato pur non dicendolo, che preferisce prendere le proprie decisioni informate, che si basa su una forte ed accogliente rete familiare e che ha un atteggiamento un po "casual" nel pagare le tasse. Tuttavia, come tende a voler dimostrare la destra statalista, sono probabilmente questi stessi tratti che hanno sempre tenuto l'Italia arretrata, che ne hanno eroso lo stato di diritto ed hanno contribuito all'attuale situazione interna caotica.

Potrei ritenere che questa sia l'interpretazione corretta, ma non lo credo. Questo perché l'ideale di uno Stato minimo non è lo stesso di un grande Stato che poi ognuno sceglie di ignorare. Infatti, mentre il primo è l'ideale del buon governo (forti istituzioni che preservano l'ordine ma non se ne intromettono; leggi che stabiliscono le regole del discorso, ma non il discorso stesso), il secondo è probabilmente la cosa più distruttiva dell'autorità e dell'ordine legittimo.

In Italia il problema è l'eccesso di leggi e di tasse, non il suo popolo nel quale ogni autorità legittima risiede. Come citato in precedenza, se tutte le tasse, le leggi e i regolamenti in materia costituzionale fossero effettivamente applicate, l'intero Paese sarebbe fermo. Il primo Presidente d'Italia, l'economista Luigi Einaudi, ha ripetutamente affermato che «se tutte le imposte contabili fossero state raccolte, lo Stato avrebbe assorbito il 150% del reddito nazionale». E tuttavia, quando esistono tante leggi e tasse inutili, impraticabili ed inapplicabili, per quale ragione l'uomo ne dovrebbe rispettare quelle legittime? Come può distinguerle tra loro? Perché dovrebbe mostrare qualche rispetto per i suoi rappresentanti o verso delle istituzioni che hanno lo scopo di disattendere le condizioni per la libertà?

Purtroppo la Gran Bretagna, tradizionalmente un bastione della legislazione ragionevole, sta cominciando a scivolare in questa direzione. Ad ogni crisi segue immediatamente una legislazione affrettata e mal concepita, che garantisce qualsiasi cosa pur essendo delle leggi inapplicabili, come il bando alla caccia alla volpe o alle punizioni corporali approvate nel periodo di governo del New Labour. Il temuto termine "per dare un indirizzo" viene sempre più frequentemente utilizzato. 

Fortunatamente, almeno in Italia, una reazione contro questo stato di cose sta guadagnando terreno. Il Tea Party Italia è stato fondato per raccogliere la galassia liberale, libertaria e conservatrice italiana sotto lo slogan "Meno Tasse, più Libertà!".
Attraverso la pressione popolare sui politici, cerca di ridurre la pressione fiscale, l'onere del debito pubblico superiore ai 2 mila miliardi di euro, riducendo la burocrazia, tagliando la spesa pubblica e promuovendo le responsabilità personali. Non vi è forse nessun altro popolo più naturalmente incline al libertarismo: auguro quindi a loro tutta la fortuna del mondo, nel loro tentativo di abbattere lo sclerotico cadavere dello Stato italiano. È ora di sollevare la teiera...

*Autore dell'articolo
"Are Italians a libertarian people?", apparso sul sito "Conservatives for Liberty" gruppo e sito politico, fondato nel marzo del 2013, volto a promuovere le idee libertarie, socialmente liberali classiche e di libero mercato tra i Conservatori in Gran Bretagna.

Traduzione di Luca Fusari
 

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Articolo postato il 13/05/2013 - Aggiungi il permalink ai segnalibri.

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